"...I binari del treno, il filo spinato, le baracche...
luoghi impossibili da dimenticare, testimonianze di follia e odio. È stata
per me un'esperienza molto utile che mi ha fatto riflettere e capire che è
meglio conoscere i fatti prima di giudicarli per sentito dire ed esprimere
opinioni avventate".
PAOLO, 12 anni, I Scuola Media (Viaggio in Polonia,
marzo-aprile 2001)
"...Una cosa che dovremmo imparare tutti è la capacità di non
commettere gli errori fatti durante in nazismo, non dimenticando, bensì
traendo da questa tragedia lo stimolo per migliorare il mondo, affinché sia
buono e senza alcuna forma di razzismo".
ELISA
ANTONACCI, ROSALIA CALCAGNO e ERIKA FASANO, ITC
Giovanni Falcone, Corsico (Milano) - (Viaggio in Polonia, marzo-aprile
2001)
"La visita ai campi di sterminio è stata un'esperienza davvero toccante
che ci ha fatto capire fino a che punto può arrivare la crudeltà dell'uomo.
Ritrovarci in quei luoghi, ripercorrerli a fianco a chi ha vissuto in prima
persona quella terribile realtà ha suscitato in noi emozioni così forti da
aver lasciato un segno dentro di noi. Vedere in quei luoghi macabri i resti
di quel terribile massacro ci ha fato rabbrividire e apprezzare di più la
vita, perché ha fatto capire a noi, abituati a vivere nel benessere, che
tante piccole cose che diamo per scontate in realtà non lo sono".
ILARIA CHIESA, TANIA GALLANA e EDOARDO OLDRATI,
Liceo scientifico Gian Battista Vico, Corsico (Milano) - (Viaggio in
Polonia, marzo-aprile 2001)
"...Solo ora, che abbiamo avuto l'occasione di entrare in
contatto con questa realtà, possiamo considerarci testimoni,
e come tali abbiamo l'obbligo di aiutare chi non ha visto, chi non sa e chi
non vuole sapere come fu messa in atto la decisione di sterminare un
popolo".
ROBERTO CANDOTTI e STEFANO MILANESI, ITIS
Augusto Righi, Corsico (Milano) - (Viaggio in Polonia, marzo-aprile 2001)
"...Quando ci hanno comunicato che avremmo partecipato a un
viaggio in Polonia che aveva come scopo il "pellegrinaggio" ai
campi di concentramento di Auschwitz Birkenau, pur essendo a conoscenza della
'fama' di quei luoghi, non avevamo la minima idea di cosa essi
rappresentassero realmente per l'umanità. La prima domanda che ci siamo
posti riguardava il termine pellegrinaggio: perché non visita?
Di solito i pellegrinaggi si fanno verso luoghi dal significato religioso.
Ma l'importanza del ricordo di Auschwitz è tale da equipararlo a un luogo
di culto".
MAURIZIO COPPOLA, II B tecnico (visita a Dachau, Mauthausen,
Ebensee, Gusen e Hartheim nel maggio 2000)
"...Durante il racconto dei deportati ascoltavo quasi impassibile,
ma ripensandoci mi veniva l'angoscia e a volte mi sembrava di sentire dei
brividi di freddo corrermi nelle vene. (...) Gli animali uccidono per fame
o per sopravvivere, le SS non avevano neanche questa giustificazione".
CLAUDIO PELLICANI, II B tecnico (visita a
Dachau, Mauthausen, Ebensee, Gusen e Hartheim nel maggio 2000)
"I lager erano delle vere e proprie 'fabbriche della morte', che
funzionavano con meccanismi precisi e metodici. (...) Questo viaggio mi è
servito molto per conoscere, anche attraverso la testimonianza dei reduci,
la macabra realtà dei campi di concentramento. Un'esperienza che non
dimenticherò mai".
LUCA MARINELLO II B tecnico (visita a Dachau, Mauthausen, Ebensee,
Gusen e Hartheim nel maggio 2000)
"Dopo una breve preghiera ci siamo diretti alla 'scala della
morte'. È stato impressionante scenderla e risalirla. Era tristissimo
pensare a quello che avevano subito gli ebrei in quei momenti. (...) Questo
maggio mi rimarrà impresso per tutta la vita perché ho avuto la possibilità
di conoscere realtà che non si vedono tutti i giorni. (...) Il nazismo in
tutti i sensi era, è e sarà una delle pagine più nere della storia".
I RAGAZZI del "Centro di Aggregazione Giovanile"
di Figino Serenza - CO (di ritorno da Dachau, aprile 2000), con l'aiuto di
Alessandra Natoli
"Ma allora che cosa davvero rende liberi? La consapevolezza di
ciò che è stato, la memoria della storia, la capacità di saper
distinguere fra bene male che può derivare dall'esperienza di chi ci ha
preceduto: per questo Zilli, Dachau, i pochi sopravvissuti e le
innumerevoli vittime ci chiedono di non dimenticare. E noi dobbiamo
ascoltare la voce dei vivi e... il silenzio dei morti".
LICIA - Figino Serenza - CO (viaggio a Dachau, aprile
2000)
"Mentre il signor Zilli raccontava la morte dei suoi compagni
in una baracca di Dachau, una ragazzina del nostro gruppo, sigaretta in
bocca, ascoltava da una radiolina canzoni da discoteca. Ho espresso il mio
rabbioso dispiacere alla guida, che mi ha risposto semplicemente 'sta
tranquilla, presto lo capirà da sola'. E così è stato: dopo qualche minuto
la ragazzina ha spento la radiolina e la sigaretta e ha iniziato ad
ascoltare".