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"Tutto
là era terribile"
Il giorno 26 Gennaio 2006 è iniziato il viaggio d’istruzione in Polonia.
Per arrivare a Cracovia abbiamo preso due aerei (Cagliari/Roma e Roma/Cracovia) e finalmente siamo giunti verso le ore 18,40. Dopo circa un’ora e mezza abbiamo cenato in tutta fretta e subito ci siamo diretti alla Rotonda Cultury per ascoltare le testimonianze di un ex-deportato che tra gli anni 1940-45 è stato prigioniero nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.
Essendo arrivati in ritardo rispetto agli altri studenti d’Italia non abbiamo potuto seguire tutto il discorso ma solamente la parte finale. L’ex-deportato discorreva riguardo ciò che accadeva dentro il campo di concentramento e di un certo Luigi che aveva disobbedito agli ordini dei nazisti, entrando nelle baracche destinate alle femmine e subito riportato con la forza nel suo block. Ho trovato veramente assurda l’idea di poter trasportare un uomo in un luogo di morte per motivi di razza, religione o diversità, poiché tutti ci dovremmo sentire fratelli e ci dovremmo rispettare a vicenda. Durante questo incontro ci è stata proposta la visione di un filmato in cui ho osservato immagini davvero spaventose: deportati nei campi di sterminio con la morte in faccia o addirittura cadaveri ammassati l’uno sopra l’altro, frutto dell’odio umano.
Dopo questo incontro ci siamo avviati verso l’hotel Kazimierz dove abbiamo alloggiato sino al 29 Gennaio. La mia camera, contrariamente a quanto pensavo era ben riscaldata anche se non molto spaziosa.
L’indomani mattina, dopo aver fatto colazione siamo andati ad Oswiecim, nome polacco di Auschwitz, città conosciuta per il più grande campo di sterminio in Europa (Auschwitz-Birkenau), dove furono uccisi oltre 4 milioni di oppositori politici al regime nazista insieme ad ebrei, zingari,
ecc.
Proprio il 27 Gennaio è il giorno della memoria, in cui si ricorda la liberazione del campo da parte dei Russi. Durante il viaggio abbiamo ascoltato alcune testimonianze di una deportata italiana: lei non sapeva le ragioni di ciò che le stava accadendo ed era stata separata per sempre dal padre al quale era molto legata. E’ terribile il destino di coloro che pensavano che il campo avrebbe cambiato la loro vita; tutto là era terribile e in poco tempo si perdevano gli affetti familiari e non, e l’uomo era trasformato in un essere senza sentimenti.
Arrivati ad Oswiecim abbiamo parlato con il vicedirettore del campo e poi è iniziata la visita all’interno di quella ‘fabbrica della morte'. Per accedere dentro il campo si doveva oltrepassare un cancello in cui c’era scritto in tedesco ‘Arbeit macht frei’, cioè ‘il lavoro rende liberi’. Quelle parole minacciose sembravano e sembrano tuttora uno scherno ed è impossibile dimenticarle poiché dietro ad esse si nasconde lo sterminio di milioni di persone.
Il campo apparentemente sembra una qualsiasi struttura, ma in realtà gli edifici che lo compongono non sono altro che dormitori comuni (i cosiddetti block) o celle, circondati da una strada ricoperta di neve durante l’inverno nella quale i prigionieri passavano marciando per andare a lavorare. I block oggi ospitano il museo di Auschwitz, dove sono conservati i resti di quell’immane tragedia provocata dalla mentalità malata dell’uomo. Nelle vetrine sono esposti i barattoli vuoti di
Cyclon B con il quale si ammazzavano i prigionieri nelle camere a gas. Infatti la maggior parte dei deportati appena arrivavano nel campo dovevano entrare nelle camere a gas per fare la cosiddetta ‘doccia’ e venivano uccisi proprio con il
Cyclon B, un potente veleno. I corpi morti venivano bruciati nei forni crematori, dei veri e propri forni con una bocca dove venivano messi i cadaveri che alla fine si disperdevano nell’aria poiché diventati fumo e cenere.
Sembra assurdo eppure tutto questo è successo; sembra quasi che l’amore verso il prossimo si fosse volatilizzato nell’aria insieme al fumo che fuoriusciva dai crematori. La storia ‘scritta’ dai campi di concentramento è uno dei capitoli più brutti della storia del Novecento.
Altri oggetti esposti sono le scarpe dei deportati, le quali occupavano due vetrine; le protesi; occhiali ammucchiati e rovinati; valigie nelle quali c’era scritto il nome del proprietari; spazzole; tappi e prodotti per lucidare le scarpe. L’abbigliamento dei prigionieri era inadatto al clima invernale: un pantalone e una casacca a strisce bianconere, in cui era cucita una stella di diverso colore a seconda di chi indossava quell’abito. I criminali nella casacca avevano un triangolo verde, i politici un triangolo rosso e gli ebrei la stella ebraica.
I deportati, appena arrivati nel campo dovevano essere ‘marchiati’ con dell’inchiostro sul braccio: con questo rito essi perdevano la propria identità e dignità poiché diventavano numeri e venivano trattati come bestie. In seguito venivano fotografati in tre diverse posizioni come fossero dei criminali, però innocenti e rei soltanto di essere diversi o di razza inferiore. Ogni giorno loro uscivano dal campo per lavorare e la mattina si fermavano solo per mangiare: la loro razione di cibo constava di un pezzo di pane duro, di un po’ di margarina e di una gamella di zuppa. La notte essi dormivano nei block, dove c’erano dei letti a castello in legno troppo piccoli per stare comodamente. Infatti in un letto dovevano dormire cinque persone. Ancora oggi sono rimasti i resti dei block dopo i vari bombardamenti. Tra il block 13 e 14 si trovava un muro chiamato ‘muro della morte’ dove i prigionieri venivano fucilati. Nel block 14 invece venivano eseguite le torture: là si trovava anche la cella dove è morto padre Kolbe.
Birkenau, conosciuto anche come Auschwitz II è un campo sconfinato: per accedere bisogna superare un forte dal quale i tedeschi controllavano tutto il luogo e dal quale entrava il treno stracolmo di nuovi deportati. Tutto il campo era pieno di baracche, sia in legno che in muratura, e noi abbiamo visitato una latrina dove i prigionieri si lavavano. In passato quel posto era utilizzato come stalla, poi fu utilizzato come lavatoio dove partorivano anche le donne incinte e che poteva ospitare oltre mille persone. Anche a Birkenau c’erano i forni crematori che però sono stati distrutti. In tutto il campo c’erano delle torrette per assicurarsi che nessuno scappasse.
Verso le cinque del pomeriggio abbiamo fatto una fiaccolata insieme ad altri studenti italiani per ricordare le vittime innocenti di questa guerra, morte nei campi di sterminio. Ad Auschwitz, all’interno del museo si trova una parete piena di foto di vittime: al di sotto di ognuna c’era scritta la data di deportazione e quella di morte dei prigionieri. Molti resistevano per pochi mesi, circa 7000 si sono salvati dopo la liberazione del campo. Le cose che mi hanno impressionato di più sono stati gli abiti dei neonati e dei bambini piccoli, oltre che alle foto dei gemelli usati come cavie per gli studi del perfido scienziato
Mengele. Come si può fare del male ad un bambino? I nazisti con la soluzione finale sono arrivati addirittura al punto di recintare l’essere umano con un filo spinato in un terreno, facendolo struggere di lavoro e sottoponendolo a veri e propri esperimenti. Essi riuscirono a fare un vero e proprio lavaggio del cervello alle persone lentamente, fino all’apertura del campo di Auschwitz nel 1939. Questa follia ingiustificata ha provocato un odio contro lo stesso uomo sino a ridurlo ad un oggetto insignificante utilizzato solo per ricavarne ricchezze o altri oggetti (i capelli venivano utilizzati per fabbricare tessuti). Penso che tutto ciò sia stato un grosso errore irreparabile.
Verso le ore 21,30 abbiamo visto il concerto del gruppo italiano Bandabardò.
Il 28 Gennaio abbiamo visitato la città di Cracovia. Abbiamo iniziato la visita con il quartiere ebraico Kazimierz e le varie sinagoghe; dal pullman abbiamo visto la fabbrica di Schindler della quale sono rimaste solo una rampa di scale e un corridoio. In seguito abbiamo visitato la cattedrale e il castello. Nella cattedrale venivano incoronati i re e si trovano le tombe reali. Inoltre sono presenti numerosi arazzi bellissimi e la campana voluta dal re Sigismondo che suona nei momenti più significativi. Si dice che la campana porti fortuna se si tocca il batacchio con la mano sinistra. Nel cortile del castello si distinguevano le sale reali poiché composte da due colonne messe una sopra l’altra. Abbiamo visitato anche l’università dove studiò Copernico, e la piazza del mercato. Prima del pranzo siamo entrati nella basilica di Santa Maria con le sue torri diventate uno dei simboli di Cracovia e poi abbiamo ascoltato il suono della tromba scandito ad ogni ora e come di tradizione bloccato per ricordare la morte del trombettiere ad opera del nemico tartaro.
Nel pomeriggio abbiamo visitato le miniere di salgemma di Wieliczka. All’interno era tutto spettacolare poiché tutto scolpito nel sale: statue, lampadari e persino una cappella dove venivano rappresentate alcune immagini bibliche. Le miniere venivano sfruttate dall’uomo e ora sono patrimonio dell’UNESCO. Il sale veniva trasportato dai cavalli. Tra le statue più significative c’è quella dedicata a Niccolò Copernico.
Il 29 Gennaio siamo ripartiti per l’Italia e siamo arrivati in Sardegna verso le dieci e mezzo di sera. Questo viaggio mi ha fatto riflettere e vedere con i miei occhi i fatti successi ma ci sono stati anche momenti in cui mi sono divertita. L’unica cosa che non mi è piaciuta è stato il brodo, le altre cibarie mi sono piaciute di più.
Maria Rita Zedda III A
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