
SANT’ANNA
DI STAZZEMA
Nell’estate del ’44,
dopo la liberazione di Roma, le forze
armate tedesche sono in ritirata verso la
linea gotica, la linea difensiva allestita
sull’Appennino a protezione dell’Italia
settentrionale e della Valle padana. La
Versilia e l’area apuana, considerate
dai nazisti zona strategica, sono
investite da un’ondata sanguinosa di
rappresaglie antipartigiane e stragi di
popolazioni inermi, conseguenza degli
ordini di "guerra contro i
civili" emanati dagli alti comandi
della Wehrmacht.
A Sant'Anna di Stazzema,
piccolo paese dell’Alta Versilia sulle
pendici delle Alpi Apuane, reparti delle
SS compiono uno dei crimini più orrendi
perpetrati dalle truppe tedesche in
Italia, assassinando 560 persone, fra le
quali molti bambini.
I partigiani, l’8 agosto '44,
duramente attaccati dai tedeschi nei mesi
precedenti, avevano dovuto abbandonare la
zona. Pochi giorni dopo, il 12 agosto,
alcune colonne di Waffen-SS piombano sul
paese: in un crescendo di inaudita
violenza spingono fuori dalle case la
popolazione e danno il via a un massacro
generalizzato, anche in diverse borgate
limitrofe, nei casolari sparsi e nei
campi. La gente – in massima parte
anziani, donne e bambini - viene abbattuta
con bombe a mano e a mitragliate, i corpi
bruciati coi lanciafiamme. Fra le vittime
anche il parroco don Innocenzo Lazzeri,
falciato davanti alla chiesa.
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