MARZABOTTO

Marzabotto, città martire della guerra di liberazione, Medaglia d’Oro al Valor Militare, fu vittima della più grande strage perpetrata dai tedeschi in Italia: nel corso di feroci rappresaglie, fra il maggio e l’ottobre del 1944 furono trucidate qui e nei comuni limitrofi di Grizzana e Monzuno 1.830 persone.
Dopo l’8 settembre ’43, molti militari italiani sbandati e renitenti alla leva imposta dalla Repubblica Sociale Italiana si rifugiarono sulle montagne e nei boschi della zona per sfuggire ai rastrellamenti tedeschi. Con l’aiuto della popolazione sul Monte Sole si insediò la Brigata partigiana "Stella Rossa", la formazione di Mario Musolesi ("Lupo"), che diede vita a un’intensa attività di sabotaggio delle linee ferroviarie e stradali, rese così impraticabili per lunghi periodi ai convogli militari tedeschi. A più riprese (il 28 maggio, 24 giugno e 23 luglio) i nazisti scatenarono feroci quanto infruttuosi rastrellamenti e sanguinose rappresaglie contro la popolazione civile, con massacri e deportazioni.
Il 29 settembre ’44, il comando tedesco ordina una massiccia "azione risolutiva" a cui partecipano i reparti SS del maggiore Walter Reder - ben noti per la loro ferocia contro i civili - guidati da fascisti italiani: tutta la zona fra i fiumi Reno e Setta è circondata, i combattenti della "Stella Rossa" rimasti intrappolati tentano, senza riuscirci, di arginare l’avanzata dei rastrellatori. I nazifascisti, stroncata la disperata resistenza armata, aprono una sistematica caccia all’uomo massacrando uomini, donne, vecchi e bambini, stanandoli nelle case, nelle chiese, nei rifugi naturali in cui avevano cercato inutilmente scampo. Sterminano tutti, appiccando ovunque il fuoco. L'eccidio è compiuto.