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CEFALONIA
Cefalonia, la maggiore delle isole greche, vicino alla costa occidentale della Grecia, nel settembre del ’43 fu teatro del massacro degli uomini della Divisione Acqui da parte della Wehrmacht che costò la vita a migliaia fra soldati e ufficiali italiani: al termine di una decina di giorni di combattimenti i caduti furono 1.300; più di 6 mila, compreso il comandante, il generale Antonio Gandin, furono poi proditoriamente massacrati dalla Wehrmacht, che pure ne aveva accettato la resa. Infine circa 3 mila tra gli scampati all’eccidio morirono nelle stive delle navi tedesche, affondate durante il trasporto verso il Pireo. La maggior parte dei superstiti fu deportata nei Lager, da dove molti non sono più tornati.
L’isola era stata occupata dagli italiani nel maggio del ’41. L’armistizio dell’8 settembre ’43 con gli angloamericani lasciò l’esercito italiano completamente abbandonato a se stesso. Sull’isola greca si trovavano circa 12 mila militari italiani. I tedeschi imposero loro di deporre le armi, ma gli uomini della Divisione Acqui decisero unanimemente di resistere.
La battaglia di Cefalonia si protrasse dal 15 al 22 settembre sotto il fuoco incessante dei bombardieri Stukas e fu proprio la schiacciante superiorità della Luftwaffe a stroncare la resistenza dei combattenti italiani.
Per saperne di più:
Il sito dell'ANPI
Una immagine della manifestazione dell'1 marzo 2001 nel corso della quale il Presidente Ciampi ha reso omaggio ai caduti di Cefalonia